L’Italia segna un miglioramento deciso rispetto ai dati di un anno fa in tema di spreco alimentare: sprechiamo infatti 554 grammi di cibo pro capite ogni settimana, ovvero 63,9 grammi in meno rispetto al dato del febbraio 2025, e la performance più brillante è firmata dai “boomers” che fissano lo spreco settimanale pro capite medio della loro famiglia a 352 grammi: una generazione che, in anticipo di quattro anni, passa già brillantemente l’esame dell’Agenda 2030, quando a tutti gli italiani sarà chiesto di gettare mediamente non più di 369,7 grammi a testa ogni settimana per centrare l’obiettivo 12,3 sullo spreco alimentare.

Più indietro restano le famiglie della generazione Z, posizionate a quota 799 grammi di spreco settimanale medio pro capite: parecchio in ritardo rispetto alla soglia richiesta dall’Obiettivo 2030, poco meglio di loro le famiglie Millennials con 750 grammi settimanali pro capite, e quelle della generazione X con 478 grammi settimanali pro capite. Emerge in chiave quasi plebiscitaria la cura per la preparazione dei pasti, un tratto distintivo mediterraneo e italiano: una abitudine di vita cui si dedica ogni giorno l’88% degli italiani. Solo il 4% degli italiani dichiara di non cucinare, perché non ama farlo. E per la prima volta risulta praticamente unanime la consapevolezza intorno al tema “spreco”: il 94% degli italiani certifica la sua attenzione alla questione, e di questa moltitudine di cittadini il 63% getta qualcosa meno di 1 volta a settimana, solo il 14% spreca quasi quotidianamente. Già da questi dati si delinea un divario generazionale piuttosto marcato: il 29% della generazione Z spreca almeno una volta a settimana, contro appena il 6% dei Boomers.

Spreco alimentare, i più virtuosi sono donne e attivisti digitali (Helpconsumatori.it)

Contro lo spreco alimentare non bastano le buone intenzioni. Sulla prevenzione dello spreco alimentare incidono fattori sociali e demografici e attivismo digitale. Ci sono insomma alcuni consumatori più virtuosi. E sono le donne, chi vive in aree rurali e chi segue un’alimentazione vegetariana o flexitariana (di base vegetale e con un ridotto consumo di carne e pesce). Insieme a loro chi è più coinvolto nell’uso di strumenti digitali, come le app, dedicati alla prevenzione degli sprechi alimentari.

Sprechi alimentari, Confcommercio: “Una nuova app per ridurli” (Vetrina Toscana)

La somma delle perdite e degli sprechi alimentari tocca oggi in Italia cifre vertiginose: vale oltre 13 miliardi e mezzo di euro annui, pari ad oltre 5 milioni di tonnellate di cibo che vengono gettate. Lo dice l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International, rilanciato da Confcommercio.

In Toscana, però, lo scarto delle lavorazioni è da sempre occasione creativa. È partendo da queste premesse che l’Associazione ha sentito un campione di attività associate, per un focus sulla corretta gestione del ciclo vitale dei prodotti.

Nel nostro Paese lo spreco alimentare misurato nel gennaio scorso è sceso di 63,9 grammi settimanali, da 617,9 grammi a 554, rispetto alla rilevazione effettuata nel febbraio 2025. Si tratta di “soli” 79,14 grammi al giorno per ciascuno di noi. In questa partita molto può ancora essere fatto in termini di cultura diffusa, estesa dai ristoratori ai clienti.

Per questo, nelle prossime settimane, anche grazie al sostegno di Fipe, verrà attivata una misura concreta: il Donometro, la prima app nata per aiutare famiglie, scuole e imprese a misurare e ridurre lo spreco alimentare. Il principio è semplice: ogni giorno bar, pasticcerie e piccoli esercenti si trovano con alimenti invenduti ma ancora perfettamente consumabili. Attraverso la piattaforma, l’esercente potrà con pochi clic registrare e confermare la donazione. L’associazione beneficiaria riceve notifica immediata, organizza il ritiro e archivia digitalmente il flusso: un processo rapido, sicuro e tracciabile.